Diabete ed errata diagnosi

Diabete ed errata diagnosi

3 Giugno 2019 0 Di La Redazione

A volte può succedere che, nelle persone con più di 30 anni di  età, il diabete di tipo uno può essere diagnosticato erroneamente come diabete di tipo due. 

L’errata diagnosi della “dolce malattia” non riguarda , putroppo, un numero limitato di casi ma interessa circa un terzo dei pazienti, nonostante il diabete di tipo uno, a insorgenza tardiva, sia clinicamente e biologicamente simile alla patologia che si presenta in età giovanile.

«Abbiamo mirato a determinare la prevalenza e le caratteristiche del diabete di tipo uno, definito da grave carenza endogena di insulina, dopo i 30 anni» scrive Nicholas Thomas, della University of Exeter nel Regno Unito, primo autore di uno studio pubblicato su Diabetologia. Il team di ricerca ha voluto capire se nella pratica clinica il diabete di tipo unouno a insorgenza tardiva fosse correttamente identificato e gestito. A questo scopo sono stati utilizzati i dati di 583 pazienti con diabete trattato con insulina e diagnosticato dopo i 30 anni, ricavati dallo studio di coorte Dare (Diabetes Alliance for Research in England).

Il 21% dei partecipanti ha soddisfatto i criteri di inclusione dello studio per il diabete di tipo uno. Di questi, il 38% non aveva ricevuto il trattamento con insulina al momento della diagnosi e il 47% riportava di essere affetto da diabete di tipo due. Una grave carenza endogena di insulina presente nei pazienti al momento della diagnosi era predittiva di un suo rapido fabbisogno: il 47% di coloro non trattati inizialmente con insulina e che ne hanno avuto necessità entro 3 anni dalla diagnosi presentava una grave carenza dell’ormone endogeno.

Inoltre, i partecipanti con diabete di tipo uno a insorgenza tardiva avevano caratteristiche cliniche simili a coloro in cui la patologia si era manifestata in giovane età. Tuttavia, rispetto a quest’ultimi, i pazienti con diagnosi dopo i 30 anni avevano un punteggio di rischio genetico moderatamente inferiore, una prevalenza di autoanticorpi più alta e meno probabilità di identificarsi come affetti da diabete di tipo uno. «I medici – concludono gli autori – devono essere consapevoli del fatto che i pazienti che passano all’uso di insulina entro tre anni dalla diagnosi hanno un’alta probabilità di diabete di tipo uno, indipendentemente dalla valutazione iniziale».