
Al Cardarelli di Napoli 44 trapianti di fegato da gennaio ad oggi, la media di uno a settimana
20 Novembre 2024Sono 44 gli interventi di trapianto di fegato al Cardarelli di Napoli dall’inizio dell’anno ad oggi, la media di uno a settimana. Quattro soltanto negli ultimi sette giorni, due in urgenza e due per epatocarcinoma. Un dato che posiziona l’ospedale napoletano, il più grande del Sud, al centro della rete per il trattamento di gravi neoplasie non operabili e per la sostituzione di organi in condizioni di emergenza, quando cioè il trapianto rappresenta l’unica strada possibile per poter garantire al paziente una concreta aspettativa di vita. Ma non solo. Buona parte delle donazioni provengono dal Cardarelli (nel 2023 su 48 donatori campani, 24 arrivano dall’ospedale napoletano), con un tasso di opposizioni pari al 25 per cento, a fronte di una media nazionale che si attesta al 28,8 per cento.
Dice Antonio d’Amore, direttore generale del Cardarelli: “Bisogna sensibilizzare sempre di più i giovani sull’importanza della donazione, far capire loro che ogni donatore può salvare fino a sette vite. Presto al Cardarelli attiveremo nuove linee di trapianto e stiamo approfondendo molto seriamente anche la procedura del trapianto da vivente. Il nostro ospedale è attrezzato per poter affrontare numeri importanti, ha tutte le strutture deputate all’emergenza e alla programmazione di interventi così delicati, con reparti pronti ad ogni evenienza”.

Un lavoro che ha consentito al Cardarelli di riacquistare la fiducia degli utenti campani e di frenare la migrazione sanitaria passiva per il trapianto di fegato, che oggi si è ridotta del 25 per cento rispetto al passato.
Dice Elio Bonagura responsabile dell’Uosd di Coordinamento Attività Prelievi di Organi e Tessuti: “Non è un problema di cultura ma culturale, nel senso che non dipende dall’istruzione ma dalla conoscenza dell’argomento e, spesso, dalla comunicazione tra il medico e i familiari. La donazione è il massimo gesto di fiducia che il cittadino compie nei confronti dello Stato a cui si affida in tutto e per tutto. In Terapia intensiva abbiamo adottato un approccio comunicativo specifico che ci ha permesso di aumentare le disponibilità alle donazioni, con un tasso di opposizioni tra i più bassi d’Italia. E’ un’opera di sensibilizzazione che richiede impegno e mette al centro la persona”.