Caos alla guardia medica di Avellino. Emma De Feo, l’Asl procede in maniera unilaterale.

Caos alla guardia medica di Avellino. Emma De Feo, l’Asl procede in maniera unilaterale.

6 Ottobre 2018 0 Di Tiziana Urciuoli

Intervista a tutto campo alla dottoressa Emma De Feo medico di continuità assistenziale 

Tagli alla guardia medica di Avellino senza una reale motivazione?

“L’attività dei Presidi di continuità assistenziale (CA) dell’Asl di Avellino, ad oggi, è garantita da medici titolari e, in gran parte, da medici sostituti, molti in possesso del Corso di Formazione in Medicina Generale, con incarichi a tempo determinato di 6 mesi, rinnovabili.

I medici sostituti presenti nella graduatoria provinciale ed a disposizione dell’Asl di Avellino sono circa 80 che coprono i turni di ex guardia medica organizzata in 42 presidi territoriali e volta a coprire l’attività medica dei 4 penitenziari. Attività quest’ultima organizzata su turni diurni e notturni h 24 (Carcere di Bellizzi, carcere di Sant’Angelo dei Lombardi, carcere di Ariano e carcere femminile di Lauro).

Il 24 maggio scorso, l’Asl di Avellino, durante la seduta pubblica di assegnazione degli incarichi di sostituzione di CA, ha provveduto, in modo assolutamente discrezionale ed unilaterale, alla soppressione di 13 unità-medico di continuità assistenziale nei presidi di Montoro, Atripalda, Baiano e Mercogliano. Val la pena sottolineare che tale decisione non è stata preceduta da alcun atto ufficiale della Direzione Aziendale, tantomeno dalla consultazione del Comitato aziendale né del Comitato Regionale ex art. 24. Nei mesi successivi sono stati fatti ulteriori tagli per un numero complessivo di circa 50 unità mediche”.

Emma De Feo

Ad oggi cosa ha comportato la riduzione del personale medico sul territorio?

“La riduzione del personale medico in forza alla CA, con turni sempre singoli tranne che per alcuni presidi più grandi come la città capoluogo, sta determinando disservizi per l’utenza, e un maggiore ricorso alle cure del Pronto Soccorso ospedaliero già in difficoltà per la presenza di accessi impropri e per la carenza ormai storica di personale medico e paramedico. Per gli operatori che lavorano quotidianamente in guardia medica si pone ovviamente il problema della sicurezza dato che molte sedi di presidi di guardia medica sono sguarnite anche dei più elementari sistemi di sicurezza”.

 Tagli che hanno inciso anche sui compensi ai medici?

“Il taglio delle unità-medico non avrebbe dovuto comportare alcuna riduzione della retribuzione erogata ai medici in forza alla continuità assistenziale. Ebbene ricordare che lo scorso giugno è stato, sospeso, senza alcuna spiegazione legittima, il pagamento dell’ indennità oraria di €3 definita dall’accordo integrativo regionale tutt’ora vigente. A latere, si segnala che l’Asl di Avellino è stata l’unica, in Regione Campania, ad aver effettuato in presunta autotutela la sospensione dell’indennità oraria. Ad oggi ciascun medico sia di CA che dell’Emergenza Territoriale (118) ha un credito accumulato nei confronti dell’ASL di circa 2.000 Euro”.

 

 Il ruolo della dirigenza Asl in tutto questo quale è stato?

“La dirigenza dell’Asl di Avellino, in tutte le sue componenti, si è distinta, almeno nelle fasi iniziali, per un assordante silenzio sia sui mezzi di informazione che attraverso atti ufficiali.  Ci giunge notizia di un recente interessamento della Direzione Generale dell’ASL di Avellino nel tentativo di trovare una soluzione al taglio degli stipendi per i medici di CA. Invochiamo a gran voce un intervento diretto dell’intera direzione strategica dell’Asl  in modo da promuovere una reale riorganizzazione dell’assistenza territoriale che possa coniugare efficienza, qualità e sicurezza per gli operatori sanitari”.

 

Cosa secondo lei non funziona nel sistema sanitario locale?

“Si tratta di una situazione complessa, di non facile soluzione. In merito all’ assistenza territoriale, è auspicabile un intervento condiviso di riorganizzazione della rete della Continuità assistenziale in attuazione delle “Linee di indirizzo per la riorganizzazione del sistema di emergenza urgenza in rapporto alla continuità assistenziale” approvate dalla conferenza Stato-Regioni in data 17 febbraio 2013. Il provvedimento di cui sopra individua quattro finalità da perseguire:

adozione dei sistemi di ricezione delle richieste di assistenza primaria nelle 24 ore finalizzati ad assicurare la continuità delle cure e ad intercettare prioritariamente la domanda a bassa intensità, centralizzando almeno su base provinciale le chiamate al servizio di continuità assistenziale, condividendo con il Sistema di emergenza-urgenza le tecnologie, e integrando i sistemi informativi regionali lasciando comunque distinto l’accesso degli utenti alle numerazioni del 118 e delle Continuità assistenziali (116-117;

realizzare presidi territoriali multi-professionali per le cure primarie, utilizzando le strutture ospedaliere riconvertite in punti di assistenza territoriali, potenziando ambulatori e forme di aggregazione già esistenti ma anche e soprattutto mettendo in rete e riorganizzando i punti di erogazione dell’assistenza territoriale nell’ambito dei Distretti;

Realizzazione all’interno del Pronto Soccorso e del Dipartimento Emergenza e Accettazione (ove presente) di percorsi separati clinico-organizzativi dei pazienti classificati dai sistemi di triage con codici di gravità rossi e gialli distinti da quelli verdi e bianchi, anche con l’invio di questi ultimi a team sanitari preposti alle prestazioni a basso contenuto di complessità che non necessitano di trattamento per acuti o comunque di permanenza in ambiente ospedaliero;

garanzia della continuità di cura per il paziente a bassa complessità assistenziale attraverso percorsi agevolati che prevedano eventualmente la prenotazione per esami e ulteriori accertamenti da effettuare in tempi brevi, adottando apposite procedure per l’invio alla rete delle cure primarie, attivando ogni possibile collegamento tra i Medici di Medicina Generale (MMG), gli specialisti del Pronto soccorso e la rete degli ospedali territoriali governata dal Distretto.

La riorganizzazione dell’assistenza territoriale dovrebbe essere caratterizzata da investimenti strategici in termini di professionalità e strumentazione e non guidata solo da un mero quanto illusorio risparmio di risorse economiche. Auspichiamo un progetto di ampio respiro che abbia l’ambizione di coniugare efficienza economica, qualità dell’assistenza, garanzia dei livelli occupazionali e di sicurezza sul lavoro. Offriamo sin d’ora la nostra collaborazione a lavorare in sinergia con la direzione dell’azienda di Via degli Imbimbo per una reale e condivisa riorganizzazione della rete dell’assistenza territoriale”.