Consiglio dei Ministri, ratificata la fine del commissariamento

Consiglio dei Ministri, ratificata la fine del commissariamento

6 Dicembre 2019 0 Di Antonio Magliulo

La Campania esce da un tunnel, lungo dieci anni, con più ombre che luci e con la gestione “tecnica” che spesso si è tradotta in una contrazione sensibile dell’assistenza al malato.

 

Il via libera dato dal tavolo tecnico di verifica ministeriale del novembre scorso aveva dato il nulla osta all’uscita della Campania dal regime commissariale. Il provvedimento del Governo rappresenta però il passaggio obbligato che mette la parola fine ad una lunghissima stagione di amministrazione straordinaria.

Conti in regola e i livelli essenziali di assistenza assicurati. Questi i capisaldi di un processo che ha reso possibile conseguire il risultato che il governatore De Luca commenta con grande euforia: “Dopo dieci anni per la Campania è un risultato storico, che apre una nuova stagione per la Sanità campana. Ringrazio il Governo, il Presidente del Consiglio, i ministri dell’Economia e della Salute. E ringrazio vivamente le centinaia e centinaia di dirigenti, medici, dipendenti che con il loro impegno hanno consentito di raggiungere questo risultato straordinario. Faremo nei prossimi giorni un’assemblea per ringraziare tutti, e per rilanciare nuovi obiettivi di avanzamento nell’organizzazione sanitaria”.

Tutto bene, dunque? No. Le cose, come sempre, sono più complesse di qualsiasi tentativo di semplificazione. I dieci anni di commissariamento hanno portato ordine nei conti ma bloccando le assunzioni e determinando una riduzione di oltre tredicimila addetti. Questa, in verità, la voce più consistente che ha inciso concretamente sull’azione di ripiano economico. Tagli lineari e tetti di spesa gli altri capitoli di spesa sui quali è stata esercitata la “cura dimagrante”. Di tagli agli sprechi, quelli veri, che esistevano ed esistono, manco a parlarne. Risultato finale: una contrazione, senza precedenti, dell’offerta assistenziale; personale sanitario sull’orlo di una crisi di nervi; passività di oltre trecento milioni l’anno per cure fuori regione; ammalati sempre più disorientati e che, in molti casi, hanno rinunciato alla cura per la difficoltà dell’accesso ed anche (e questo è davvero imperdonabile) per ragioni economiche.

A conti fatti, è proprio il caso di dire, il commissariamento ha fatto molto male alla sanità regionale. L’auspicio è che il ritorno alla gestione politica possa davvero portare a quel cambio di passo necessario per un reale e concreo rilancio del sistema sanitario regionale.