Gli uomini distruggono le cose migliori

Gli uomini distruggono le cose migliori

5 Aprile 2025 Off Di Corrado Caso

Una cozza marinara, per differenziarla da quelle di allevamento che di marineria non capiscono niente, sgusciò a pelo d’acqua incuriosita da un insolito tonfo. Disse a tutta voce “Chi sei, cosa fai?”.
Viaggiava sulla cresta dell’onda spinto dal vento, in un mare lattescente di schiuma bianca, bolle di panna montata, riflessi di Sole e in un precario equilibrio, un serfista con i colori dell’arcobaleno dipinti sul volto. Il tutto poteva rientrare nella routine di un qualsiasi giorno d’estate con vento teso e caldo e onde alte se non per un particolare: il serfista trascinava la sua ombra, la scuoteva, le girava intorno, la sollevava, le saliva sulle spalle spiccando un doppio salto mortale fino a provocarle le vertigini.  Il vento soffiava di traverso, un vento insolito che non si vedeva da anni e precisamente dall’anno 833 … Ops! perdonate la confusione, frutto di un’idea ossessiva che mi perseguita da giorni: l’833 è la legge che istituì il Servizio Sanitario Nazionale.
Un vento maligno, radente che tentava di disarcionare il serfista e sputar fuori anche l’ombra dai margini del foglio di questo racconto. 
 “Chi sei?” ripeté la cozza. Il serfista non prestò attenzione alla domanda. Era teso: aveva capito che il gioco era duro e che ne andava di mezzo la sua stessa credibilità. Si ripiegò sulle ginocchia, riprese velocità tirando il fiato e risalì la parete d’acqua facendo leva sul busto, stirando i muscoli che apparvero scolpiti, annodati come corde di canapa bagnata. Svelò la venatura anatomica, strinse le pupille che diventarono aghi sottili e impertinenti, guardò la cozza e ne svelò la polpa che ingiallì pudicamente e si coprì accostando i margini del guscio. Ahimè la curiosità lo distrasse e scivolò in acqua, definitivamente, disarcionato. Il suo corpo iniziò ad affondare. La cozza ne percepì la vicinanza e lo riconobbe: “Ma non sei quello di Datamedia, delle indagini di Eurisko costantemente sulla cresta dell’onda, il più amato, il fulcro del sistema?” gridò meravigliata. Ma Data media e Eurisko fu risucchiato dal buco nero di un privato onnivoro e scomparve nel nulla.
L’ombra a quel punto smarrì la sua identità. Capì di essere un’ombra in agonia. Cercò di annegarsi per ritrovare il serfista, ragione della sua esistenza, ma era troppo leggera.  Fu risucchiata dal vento perché del servizio sanitario nazionale era necessario far perdere anche l’ombra. Divenne un sottile striscio nel cielo, un nostalgico guizzo, un fumo che si perse nella notte. Cozza la guardò allontanarsi e credette di poter vedere, per un’ultima volta, gli aquiloni colorati, salire uno dopo l’altro come fazzoletti festanti nel vento leggero come il respiro delle madri, ma l’illusione di cozza era frutto di una… cozza.
 “Qualunque cosa possa significare,” confidò, a un vecchio pesce-palla affannato e gravato da un’artrosi millenaria che ne rallentava il movimento. Un pesce-palla sindacalizzato che rivendicava il diritto di nuotare con i con-fratelli come gli uomini in una “piscina clorata” perché il mare era una grande pattumiera.
“Qualunque cosa possa significare “disse il pesce-palla e chiuse il pensiero “è una storia di continente dove gli uomini, molto spesso, distruggono le cose migliori e divorano   cozze, pesci-palla e buste di plastica…”.