Il 23 marzo è la Giornata Mondiale della Meteorologia

Il 23 marzo è la Giornata Mondiale della Meteorologia

23 Marzo 2025 Off Di Giampiero Pane

Colmare insieme il divario dell’allerta precoce” è il tema del 2025

 

 

World Meteorological Day, la Giornata Meteorologica Mondiale, che dal 1950 si svolge ogni anno, in 187 Stati membri aderenti all’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), evidenzia il ruolo determinante dei Servizi Meteorologici ed Idrologici Nazionali nella sicurezza e nel benessere globali.  Per l’occasione, AISAM (Associazione Italiana di Scienze della Atmosfera e Meteorologia) e SAPIENZA Università di Roma, organizzano una Conferenza dal titolo: Closing the early warning gap together: Colmare insieme il divario della allerta precoce che si propone come un momento di incontro per l’intera comunità italiana di Scienze della Atmosfera, della Meteorologia e della Climatologia. L’evento, dedicato al ricordo del compianto Prof. Frank Silvio Marzano, promotore delle precedenti edizioni e prematuramente scomparso, si svolgerà presso l’Aula Magna del Rettorato e sarà proposto sia in presenza che on- line, su piattaforma informatica è rivolto alle diverse categorie di utenti della Meteorologia e della Climatologia, nei diversi comparti (Protezione Civile, Agricoltura, Servizi, Ambiente, Aziende, Risorse energetiche rinnovabili, Trasporti, Turismo, Formazione, etc), ma anche alle Associazioni dei meteo-appassionati, alle scolaresche di ogni ordine e grado ed a tutti i Cittadini. La partecipazione è libera e si trovano tutte le informazioni sul programma nella locandina sul sito di AISAM. “Colmare insieme il divario della allerta precoce” Il tema del 2025 sottolinea l’urgente necessità di rafforzare i sistemi di allerta precoce in presenza di rischi climatici crescenti. A metà strada della iniziativa Early Warnings for All, i partenariati globali stanno accelerando gli sforzi per espandere la copertura di allerta precoce, in particolare nelle regioni vulnerabili. Le attività di previsione consentono di comprendere quali sono i fenomeni attesi, in modo particolare gli eventi meteorologici estremi. Per raggiungere questo obiettivo, vengono utilizzati in maniera coordinata strumenti e tecniche sofisticate: la meteorologia applicata, le immagini satellitari, i radar meteorologici, i modelli idraulici, etc. Gli strumenti previsionali e le reti di monitoraggio consentono di mettere in atto un sistema di allertamento e sorveglianza, in grado di attivare per tempo la macchina di Protezione Civile, nel caso di eventi previsti o in atto, la cui intensità stimata o misurata superi delle soglie di criticità prefissate. Il superamento di tali soglie porterà alla realizzazione delle attività previste nella pianificazione di emergenza ed in particolare di quelle per la tutela della incolumità delle persone.Sul territorio italiano è attivo un sistema di centri per la raccolta, il monitoraggio e la condivisione dei dati meteorologici, idrogeologici ed idraulici. La rete di questi centri costituisce il Sistema Nazionale di Allertamento. La gestione del sistema di allerta nazionale è assicurata dal Dipartimento della Protezione Civile e dalle Regioni attraverso la rete dei Centri Funzionali, delle strutture regionali e dei Centri di Competenza. Ogni Regione stabilisce le procedure e le modalità di allertamento del proprio sistema di protezione civile ai diversi livelli, regionale provinciale e comunale. La prevenzione consiste nelle attività volte ad evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti a un’alluvione, una frana etc. Le attività di prevenzione sono quindi volte ad adottare provvedimenti finalizzati alla eliminazione o attenuazione degli effetti al suolo previsti. Gli interventi di tipo preventivo possono essere strutturali o non strutturali. I primi consistono in opere di sistemazione attiva o passiva che mirano a ridurre la pericolosità dell’evento, abbassando la probabilità di accadimento, oppure, attenuandone l’impatto. Esempi di interventi  strutturali sono: gli argini, le vasche di laminazione, le sistemazioni idraulico-forestali, il consolidamento dei versanti etc. Gli interventi non strutturali consistono in quelle azioni finalizzate alla riduzione del danno attraverso l’introduzione di vincoli che impediscano o limitino l’espansione urbanistica in aree a rischio, la pianificazione di emergenza, la realizzazione di sistemi di allertamento e di reti di monitoraggi.