Il Quarto dei Re Magi

Il Quarto dei Re Magi

3 Aprile 2025 Off Di Aniello Clemente

Ma ha senso parlare dei Re magi a Pasqua? Prima di rispondere una breve premessa.

«Il quarto dei Re magi (The Other Wise Man)» è un racconto dellautore statunitense Henry van Dyke del 1895. In Italia è apparso in varie edizioni: Henry Van DykeIl quarto dei Re magi, traduzione di Maria Marselli-Valli, Firenze, Ufficio della Rassegna Nazionale, 1908. La storia del quarto mago dOriente, in Il quarto mago dOriente e altre storie, collana Scrittori italiani e stranieri, traduzione di Eduardo Taglialatela, n. 241, Lanciano, Carabba, 1925. Il quarto saggio, traduzione di Elena e Luigi Giario, con una proposta per la rappresentazione a cura di Luigi Giario, postfazione di Adriana Zarri, Milano, Gribaudi, 1996. Artaban: il quarto re, traduzione di Giovanni Prouse, Milano, Novalis, 2003.  

La storia narra di Artabano, il quarto dei Re Magi che diresse i suoi passi verso lOccidente, sempre guidato dalla splendente mappa celeste, alla ricerca del Bambino Gesù. Si tratta di unaggiunta e un ampliamento del racconto dei Magi biblici, narrato nel Vangelo di Matteo nel Nuovo Testamento(cf. Mt 2,1.7.11.16), attingendo a piene mani dai vangeli apocrifi, come anche da racconti e leggende varie in qualche modo orbitanti attorno alla tradizione evangelica-apocrifa. Racconta di un quarto saggio (accettando la tradizione che i Magi fossero tre), di nome Artabano, appartenente al popolo iranico dei Medi. Come gli altri Magi, vede nel cielo i segni che annunciano che un re è nato tra i Giudei, e come loro si propone di vedere il sovrano appena nato, portando dei tesori da donare al bambino: uno zaffiro, un rubino e una perla di grande valore.

Tuttavia, si ferma lungo la strada per aiutare e risanare un moribondo, il che gli fa perdere lappuntamento con la carovana degli altri tre saggi. Poiché ha perso la carovana, e non può attraversare il deserto con un solo cavallo, è costretto a vendere uno dei suoi tesori per acquistare i cammelli e le provviste necessarie per il viaggio. Inizia allora il suo viaggio ma arriva a Betlemme troppo tardi per vedere il bambino, i cui genitori sono fuggiti in Egitto. Salva la vita a un bambino di Betlemme (che stava per essere ucciso da un soldato di Erode) al prezzo di un altro dei suoi tesori. Quindi si reca in Egitto e in molti altri paesi, cercando Gesù per molti anni e compiendo atti di carità lungo il cammino. Dopo 33 anni, Artabano è ancora un pellegrino e un cercatore della Luce. Egli arriva a Gerusalemme giusto in tempo per la crocifissione di Gesù.

Spende il suo ultimo tesoro, la perla, per riscattare una giovane donna dallessere venduta come schiava. Viene quindi colpito alla testa da una tegola e mentre è in punto di morte, avendo fallito la sua ricerca per trovare Gesù ma avendo fatto molte opere di bene, una voce gli sussurra: «In verità ti dico, che tutto quello che hai fatto per lultimo dei miei fratelli, tu lo hai fatto per me» (cf. Mt25,40). Muore in un calmo splendore di meraviglia e gioia. I suoi tesori sono stati accettati e ilsaggio caritatevole ha trovato il suo re. Ce lo conferma in modo mirabile S. Agostino: «Non lo cercheresti, se Egli non ti avesse cercato per primo. Più lo trovi e più il desiderio di cercarlo si fa cocente. Più lo trovi e più lo cerchi. Lo trovi solo per cercarlo più avidamente» (Commento al Vangelo di Giovanni) e anche «Tu non mi cercheresti se non mi avessi già trovato» (Le confessioni, Libro IX, 21,15). Questa splendida rassicurazione deve confermare chi ha fede e invitare alla ricerca chi ne è privo. Avere fede, infatti, vuol dire credere nellesistenza di Dio, nella Santissima Trinità, nella divinità di Cristo e nella sua resurrezione. Questo discorso sulla fede, come cammino, come tensione e disponibilità, ha a che fare con questa splendida parabola del «Quarto Saggio».

Natale e Pasqua, quindi, si fondono per l’uguale promessa d’amore. Betlemme e il Golgota sono l’Aurora attesa dalla notte dei tempi, dai veggenti più lontani e dai profeti più vicini.

Basilica della Natività

Natale e Pasqua promettono la salvezza a tutti: Angeli annunciano la buona Novella ai pastori e così alle donne la resurrezione di Gesù.

Basilica del Santo Sepolcro

Betlemme e la Croce segnano il crollo degli dèi che l’uomo si era fabbricato a sua immagine perché il Figlio nato in quella mangiatoia, offrendosi, ci rende tutti figli nel Figlio. Aldilà di ogni fede e religione Natale e Pasqua rinnovano l’eguale promessa di rinascere all’amore, questa è la speranza di ciascuno, questa è la certezza di tutti.