Il ritorno della monnezza

Il ritorno della monnezza

25 Giugno 2019 0 Di Antonio Magliulo

La crisi della raccolta rifiuti in Campania come il Vesuvio. Non c’è da chiedersi se, ma quando. Un quesito temporale che trova facile risposta: non appena si fermerà il bruciatore di Acerra.

Rieccoli. Sembrano la materializzazione dell’incubo peggiore ma sono lì, in strada, brutti, flosci, maleodoranti come non mai.

La crisi della raccolta rifiuti nell’era Bassolino, che credevamo sepolta nella memoria di una stagione disgraziata, sta per ripresentarsi e le avvisaglie, per la verità, c’erano tutte. Sacchetto selvaggio torna a farla da padrone nelle vie del capoluogo campano, con inevitabile codazzo di toponi d’annata ed incendi che rischiano di surriscaldare ulteriormente un’estate che, già di suo, s’annuncia torrida.

Dopo dieci anni di governo Bassolino, cinque di governo Caldoro, quattro di governo De Luca, bisogna accettare il Fato che ha emesso il suo verdetto: circa un ventennio non è bastato per mettere a punto i meccanismi programmatori necessari per dare una svolta. La non scelta di una politica scellerata che si è limitata a campare alla giornata, tutt’al più ad inseguire qualche emergenza locale, ci sta spingendo di nuovo nel baratro.

Bisogna riconoscere, con onestà, che non era semplice venirne a capo. Quando la camorra addenta la polpa di affari enormi, diventa difficile farle sputare l’osso. Se mai lo ha sputato anche per quanto attiene alla gestione ed alla raccolta dei rifiuti solidi urbani. Un capitolo a parte merita la gestione dei rifiuti tossici e speciali. Ma, tornando al pattume, è impossibile dimenticare che Napoli resta l’unica città al mondo dove si è resa necessaria la scorta, invece che ai furgoni portavalori, ai camion per la raccolta della spazzatura.

Resta il fatto di centinaia di migliaia di ecoballe – in qualche caso pudicamente ricoperte da qualche telo – che continuano a fare bella mostra di sé nei siti di stoccaggio che non sono stati mai eliminati. Mentre treni e navi continuano ad “esportare” spazzatura.

Da ragazzini, per tenerci lontani dal turpiloquio, ci veniva insegnato che uno dà quel che è. Ecco, la Regione Campania dà spazzatura e senza neanche raggiungere l’obiettivo di tenere le aree, a forte urbanizzazione, sgombre dal puzzolente sacchetto.

Ora assisteremo di nuovo, per l’ennesima volta, alla stucchevole pantomima fra chi continuerà a suggerire di puntare sul potenziamento della raccolta differenziata (cosa giustissima in linea di principio) e chi, invece, invocherà: bruciatori subito.

Chi come il vicepresidente della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola, in vista dei 40 giorni di chiusura dell’impianto di smaltimento di Acerra per manutenzione, ha individuato aree per dare “temporanea” ospitalità alla monnezza in esubero. Chi, invece, dimentico delle proprie responsabilità, punterà il dito contro chi attualmente è chiamato e gestire l’ingestibile.

A passi decisi ci avviamo ad affrontare l’ennesima emergenza che, sicuramente, non toccherà i luoghi ad alto impatto turistico. In vista della immancabile promessa di realizzare l’ennesimo miracolo, che la politica non mancherà di annunciare, frattanto cosa si suggerisce? Magari un esodo in Piazzetta o uno stazionamento prolungato in Costiera? Chiaramente per chi se lo può permettere. Perché per tutti gli altri non resta che l’assuefazione al cattivo odore o l’emigrazione di massa. Ed andrà anche bene, anzi di lusso, se l’organismo stretto d’assedio dalle vecchie e nuova diossine, non si ammalerà. Alla fine, in questa come in tante altre emergenze determinate dalla cattiva gestione, sopravvivere o morire sarà legato solamente ad una questione di c…