
L’antibiotico “nemico” dell’ambiente
4 Aprile 2025Uno studio di Life Cycle Assessment (LCA) condotto da Ollum, società di consulenza ambientale specializzata nella valutazione degli impatti lungo l’intero ciclo di vita di prodotti e processi, ha analizzato l’impronta ambientale di un antibiotico. L’analisi ha preso in esame tutte le fasi produttive fino al cancello dello stabilimento (“cradle-to-gate”), includendo quindi l’estrazione delle materie prime, la sintesi, la formulazione e il confezionamento, ma escludendo le fasi di distribuzione, uso e smaltimento del farmaco.
Il risultato è sorprendente: produrre 1 kg di antibiotico può generare fino a 1300 kg di CO₂ equivalente, un valore oltre 17 volte superiore alle emissioni associate alla produzione e all’intero ciclo di vita di un iPhone 15.
“Non ci aspettavamo un risultato così elevato – commenta Saverio Lapini, CEO di Ollum – tra tutti i prodotti che abbiamo analizzato con metodologia LCA, questo è stato senza dubbio il più impattante. Ci ha colto davvero di sorpresa e ci conferma quanto sia importante portare attenzione nel settore farmaceutico riguardo al dibattito sulla sostenibilità.
Quanti sono 1300 kg di CO₂?
Rendere tangibili 1300 kg di CO₂ equivalente non è semplice. Per dare un’idea visiva, si tratta del peso medio di un rinoceronte bianco adulto. Ma l’impatto non è solo questione di massa. Per comprendere il peso reale di questo dato, basti pensare che un chilogrammo di antibiotico può generare emissioni paragonabili a un volo intercontinentale di andata e ritorno tra Roma e New York, con un’ulteriore tratta verso Londra.
È lo stesso quantitativo di CO₂ che si otterrebbe percorrendo 10.000 chilometri con un’auto a benzina, o ancora equivalente al consumo elettrico medio di una famiglia italiana per circa un anno e mezzo.
Il settore farmaceutico: tra greenwashing e vuoti normativi.
Nonostante l’impronta ambientale significativa, il settore farmaceutico non è attualmente soggetto a normative ambientali vincolanti.
Nel 2019 la Commissione Europea ha pubblicato la Strategic Approach to Pharmaceuticals in the Environment, individuando sei aree di intervento volontarie. Un anno dopo, il Parlamento Europeo ha chiesto l’inclusione di farmaci tra le sostanze prioritarie della Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE). Tuttavia, questi intenti non si sono ancora trasformati in obblighi concreti, lasciando spazio all’autoregolazione delle aziende.
“Misurare è il primo passo per ridurre l’impatto” – commenta Saverio Lapini, CEO di Ollum – “ma è necessario andare oltre: ottimizzare i processi produttivi, innovare le tecnologie e promuovere la responsabilità ambientale sono sfide imprescindibili per il futuro della farmaceutica.”
Il futuro: misurare, innovare, trasformare.
Nel contesto di una transizione ecologica ormai urgente, strumenti come l’LCA stanno diventando sempre più strategici per le imprese che vogliono anticipare futuri obblighi normativi e dimostrare un impegno concreto verso la sostenibilità.