Malattie cardiovascolari, in Europa principale causa della riduzione dell’aspettativa di vita

Malattie cardiovascolari, in Europa principale causa della riduzione dell’aspettativa di vita

5 Aprile 2025 Off Di La Redazione

Uno studio internazionale, pubblicato di recente sulla rivista The Lancet Public Health, ha registrato un sostanziale rallentamento nella crescita dell’aspettativa di vita in Europa, compresa l’Italia, a partire dal 2011. Dal 2019 in poi, in concomitanza con la pandemia, l’aspettativa di vita è invece iniziata proprio a diminuire. In particolare, in Italia si è registrata una riduzione media annua di 0,36 anni, pari a oltre 4 mesi. A contribuire a questa inversione di tendenza sono l’aumento dei principali fattori di rischio cardiovascolare nonché assenza di screening e una eccessiva burocrazia per i piani terapeutici.

Lo studio, che ha preso in esame i dati del Global Burden of Disease 2021, la ricerca più ampia e completa per quantificare la perdita di salute, eseguita dall’Institute of Health Metrics and Evaluation sulla base del lavoro di quasi 12.000 collaboratori in oltre 160 Paesi e territori, identifica diversi fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Tra questi, l’ipertensione, i rischi dietetici, il fumo di tabacco, il colesterolo alto, l’obesità, la scarsa attività fisica.

Si stima che nel 2021 le malattie cardiovascolari siano costate all’Italia 42 miliardi di euro. Questi costi sono distribuiti in vari settori: dall’assistenza sanitaria con 21,3 miliardi di euro (51%) all’assistenza sociale con 2,4 miliardi di euro (6%), dall’assistenza informale con 13,7 miliardi di euro (33%) alle perdite legate alla morbilità con 1,2 miliardi di euro (3%) e quelle legate alla mortalità con 3,3 miliardi di euro (8%).

Tuttavia, oltre la metà delle malattie cardiovascolari è prevenibile con modifiche allo stile di vita e controllo dei fattori di rischio. Un’azione sui fattori di rischio cardiometabolico modificabili consentirebbe di evitare fino all’60% dei decessi, in primis per infarto e ictus.
Per questo è fondamentale e non più rinviabile dare attuazione al Piano Strategico Nazionale per la Salute del Cuore sviluppato dalla Federazione Italiana di Cardiologia (FIC), con il sostegno della Società Europea di Cardiologia, e in collaborazione con la Società Italiana di Cardiologia (SIC) e l’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO). A lanciare l’appello, Ciro Indolfi, Presidente FIC, in occasione dell’ESC Preventive Cardiology, il congresso annuale dell’Associazione Europea di Cardiologia Preventiva (EAPC).

Un’ulteriore analisi di questi dati ha messo in luce la necessità di ripensare queste malattie. “Monitorare l’evoluzione per tutta la vita, non solo quando raggiunge gli stati finali di sviluppo, intervenire con diagnosi precoce e programmi di prevenzione, permetterebbe di ridurre, infatti, entro il 2050, il tasso di decessi per aterosclerosi dell’82%, salvando a livello globale 8.7 milioni di vite all’anno – sottolinea Perrone Filardi – “Politiche mirate a ridurre l’esposizione della popolazione a questi fattori di rischio, possono avere un impatto sostanziale sulla riduzione delle malattie cardiovascolari e sul miglioramento della salute della popolazione con anche grandi vantaggi anche sotto il profilo economico.”

“I dati evidenziano la necessità di un impegno forte e costante nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, declinabile in una serie di azioni descritte nel Piano Strategico Nazionale per la salute del cuore – conclude Fabrizio Oliva, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Cardiologi Ospedalieri- Tra i capisaldi del primo documento strategico italiano dedicato alla prevenzione delle malattie cardiovascolari rientrano l’organizzazione di screening obbligatori nazionali per tutti i cittadini già a partire dai 18 anni, per la valutazione del colesterolo e della pressione arteriosa; elettrocardiogramma una volta l’anno per gli over 65; la realizzazione di aree pubbliche nelle città che incoraggino l’attività fisica, l’implementazione di percorsi di cura, DRG e rimborsabilità dei farmaci chiari e omogenei sul territorio italiano; il ricorso alla digitalizzazione per snellire la burocrazia; la diffusione di campagne educazionali per i cittadini dalle scuole ai luoghi di lavoro; e il ricorso all’innovazione tecnologica e all’Intelligenza artificiale”.

 

 

 

 

 

 

Fonte: https://www.doctor33.it/articolo/64025/le-malattie-cardiovascolari-accorciano-di-oltre-quattro-mesi-la-vita