La figura dell’operatore socio-sanitario

La figura dell’operatore socio-sanitario

11 Gennaio 2020 1 Di Avv. Corrado Riggio

In pratica, il nuovo protocollo prevede che il medico indichi la scheda della terapia e che l’infermiere organizzi gli orari di assunzione dei farmaci per ciascun paziente.

 

L’azione dell’operatore socio-sanitario ha esplicita natura di supporto alla persona assistita, più che autonoma attribuzione delle attività di somministrazione ed, ancora, aiuto alla persona più che aiuto all’organizzazione. In pratica, la figura dell’operatore socio sanitario agisce sia in sostituzione ed in appoggio dei familiari e sia su indicazione del personale preposto.

Come è noto, la somministrazione dei farmaci, compete alla professione infermieristica, mentre per ciò che concerne la figura dell’operatore socio sanitario, questa è deputata ad agire esclusivamente in sostituzione ed appoggio dei familiari oppure ad aiutare, su indicazione del personale preposto, il paziente per la corretta assunzione dei farmaci prescritti o il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso. In realtà, l’interpretazione del profilo dell’operatore socio sanitario riguardante, in particolare, l’aiuto all’assunzione dei farmaci prescritti, non è stata assolutamente agevole.

Nel vecchio protocollo operativo, i farmaci venivano prelevati dalle relative confezioni dall’infermiere, inseriti in appositi blister (uno per ciascun paziente) e, poi, consegnati ai pazienti dall’Oss (operatore socio sanitario); al contrario nel nuovo protocollo operativo si è, invece, previsto che sia direttamente l’Oss a prelevare i farmaci dal carrello (suddiviso in appositi scomparti, uno per ogni ospite, contenenti le scatole dei farmaci relative a ciascuno di essi), secondo quanto prescritto nelle cartelline individuali posizionate sopra al carrello stesso, dove vengono chiaramente indicati dall’infermiere i farmaci da consegnare a ciascun ospite con il relativo orario di assunzione.

In pratica, il nuovo protocollo prevede, quindi, che il medico indichi la scheda della terapia e che l’infermiere organizzi gli orari di assunzione dei farmaci per ciascun paziente, indicando delle cartelline divise per fasce orarie posizionate sul carrello deposito dei farmaci, suddiviso per scomparti nominativi, sulle quali è indicato il nome di ciascun paziente. Pertanto, gli Oss, secondo il nuovo protocollo dovranno prelevare i farmaci dagli scomparti e li dovranno passare ai pazienti, annotando in una scheda giornaliera riepilogativa l’avvenuta assunzione di farmaci. Tutto ciò, ovviamente potrà riguardare solo ed esclusivamente la “terapia solida”, mentre per la terapia orale ed intramuscolare, la stessa rimarrà sempre di esclusiva competenza del personale infermieristico. In definitiva, si ritiene che l’attività demandata agli Oss continui ad ascriversi al concetto di “aiuto all’assunzione dei farmaci”, limitandosi detti operatori a prelevare i farmaci dalle confezioni secondo le istruzioni impartite dal personale medico o infermieristico competente.

In tal caso l’eventuale o gli eventuali errori nel prelievo del farmaco dalla relativa confezione non attengono alla carenza di preparazione specifica, in quanto trattasi di un’attività che presuppone esclusivamente una corretta lettura del nome del farmaco da prelevare, tanto sulla cartella clinica quanto sulla confezione.

In conclusione, nella nuova organizzazione, è pur vero che spetta all’Oss il prelievo di farmaci ed il posizionamento sul carrellino dove viene chiaramente indicato il farmaco da consegnare a ciascun paziente con il relativo orario di assunzione ma è, anche altresì, vero che tale nuova organizzazione non presuppone alcuna conoscenza specifica di carattere sanitario, ma richiede la mera lettura corretta di un testo elementare della lingua italiana ovvero ciò che chiaramente deve rientrare nel bagaglio culturale di ciascun operatore socio sanitario.